Si legge Santini ma si pronuncia Italia. Quella profonda, senza lo sguardo cattivo delle moderne follie metropolitane, dove l’etica del lavoro coincide con il culto della qualità e la cura del cliente. Antonio e Nadia sono testimoni della nascita dell’alta ristorazione italiana, ossia quella che conosce bene le materie prime e che riesce a sintetizzare la risorse di un territorio con la contemporaneità senza per questo perdere identità. Alberto sta in sala insieme al padre e Giovanni in cucina con la mamma, ma anche impegnato a curare un allevamento di bovini come si faceva una volta in questa sterminata pianura. Il ritmo del pranzo non ha, sia nella forma che nella sostanza, suggestioni iberiche o nipponiche bensì ha come riferimento le grandi maison francesi alla Bocuse. Due degustazioni e la possibilità di scegliere alla carta. La sterminata cantina descrive il percorso che questa locanda di famiglia alla soglia dei suoi primi cento anni ha fatto, in particolare la visione moderna che Antonio, nipote del fondatore, ha avuto. Nel menu cresce con gli anni l’attenzione al vegetale che spesso diventa protagonista in alcuni piatti iconici. Un posto da non perdere e vi lasciamo con quello che può sembrare un ossimoro: il ristorante dei Santini è un classico moderno. Ossia, un vero classico che non va mai fuori moda.