Non lasciatevi intimidire dal monacale ingresso, che sembra annunciare un percorso verso un’esperienza multisensoriale. La semioscurità, dominata dal messaggio luminoso dell’artista Jonathan Monk (la celebre Until then if not before) introduce a un ambiente materico, tradizionale, curatissimo, dove ogni segno ed ogni oggetto ha un ruolo nell’esperienza complessiva. La confortevole cura dell’armadio caldo che accoglie i cappotti è già un gesto che orienta il pensiero: qui nulla è casuale.
E non lasciatevi fuorviare da un codice formale fatto di apparenti provocazioni, distillazioni ed esasperazioni sensoriali e funzionali. Alberto Gipponi è prima di tutto un bravo cuoco, uno di quelli capaci di trovare armonia anche in gusti e consistenze estremi e apparentemente discordanti. Poi è anche un curioso, instancabile ricercatore di sensazioni ed emozioni.
La proposta dei menu, già dal titolo, attira l’attenzione. Due percorsi da 4 o 7 piatti, denominati Antologia, dove il cliente può scegliere tra i piatti più iconici della stagione: l’ormai famosissimo Cannellone d’aria e gelato al tartufo, il Risone ostrica e alloro, lo Spaghettino e polpette o i Casoncelli alla crema di Grana Padano.
C’è poi il percorso completo, denominato semplicemente Ciao, dove si susseguono 10 piatti scelti dallo chef tra i classici di Dina e le nuove proposte, sempre legate al tema della sperimentazione sensoriale e funzionale. Masticabilità, consistenze, umami: elementi che raccontano simbolicamente pensieri, tentativi, riflessioni sul cibo e sulle sue trasformazioni.
In questo ambiente, dove tutto sembra proiettato verso una ricerca più estetica e filosofica che di gusto, fidatevi: il gusto c’è, eccome, e la bravura anche. Un’esperienza da non perdere.
Buona carta dei vini, orientata sui naturali, e ottima offerta di birre artigianali. Ogni menu può essere completato da un percorso di abbinamento dedicato.