La delicatezza e la cura sono una questione di genere? Probabilmente no, ma assaggiando i piatti di Antonia Klugmann, certamente una tra gli chef più dotati e pensanti di questi anni, e muovendoti negli spazi di questo casale di campagna, in una terra di confine crocevia di culture, tra profumi, crepitii del fuoco e il calore dell’accoglienza, percepisci una cura dell’ospite che passa attraverso i particolari. È una delicatezza che permette di porgere anche scelte intense e impegnative.
Stagionalità, rispetto della materia, attenzione allo spreco, territorio e memoria sono evidenti nello splendido piatto d’inizio, Pane ammollato e arrostito: un nome semplice per un vero capolavoro che dal primo boccone ti rapisce e ti riporta all’infanzia, a quel pancotto della mamma capace di trasformare un pane raffermo in un gesto d’amore. Morbidezza contenuta in una croccantezza perfetta, ottenuta con la padella di ferro.
Lo stesso vale per i Capellini clementine e rosmarino, dove l’amaro, il dolce, le consistenze e le aromaticità si fondono in un tripudio. È una cucina che si declina da un pensiero forte, con una misura nelle dosi, nei gusti anche quelli apparentemente estremi e nei tempi.
Due i menù a disposizione del cliente: 7 e 10 portate. Il nome del menu principale, “Vita in movimento”, è davvero un inno alla vita, alla bravura e alla piacevolezza di questa chef e del suo staff.
Servizio con un ritmo che non permette noia e una carta dei vini interessante, molto attenta al territorio, governata dal bravissimo Roberto Stella che, con grande attenzione al cliente, sa comprenderlo e assecondarne i gusti, disponibile con passione a raccontare e far giocare.