Tutto nacque (ormai) quarantuno anni fa quando il giovanissimo Moreno Cedroni dismise la giacca da marinaio conseguente ai suoi studi da perito nautico per indossare un’altra giacca: da cameriere. Il passo verso la cucina fu breve, ma il sempre giovane Cedroni è rimasto marinaio nell’animo, veleggiando da esploratore nei meandri più fecondi della cucina. Ha iniziato col potacchio marchigiano, approfondito la culinaria ittica al porto di Chioggia, s’è folgorato per Ferran Adrià e i viaggi fino al Capo di Buona Speranza, ha inventato il susci italiano, aperto “la baracca su mare” che è il ristorante più bello del mondo (Il Clandestino), ghiacciato gin tonic e infatuato per maturazioni di pesci e piccioni. La Madonnina del Pescatore resta un entusiasmante avamposto di giochi e sperimentazioni del gusto, dove Cedroni con il fido sous chef Luca Abbadir ogni anno riscrive un menu a tema che si affianca alla tavolozza dei classici. Quest’anno il progetto è stato particolarmente ambizioso, e la sfida vinta a mani basse. Il menu “Spine” è incentrato sulla spina dorsale del pesce, che è come dire la radice. Una sequenza di piatti giocosi, immediati e belli da vedere. Come l’incipit, il cracker di spine e teste di alici fritte con pomodoro, sedano e margarita, instagrammabile come un affresco pompeiano, ovvero la nuova versione dell’ormai classica ostrica “ricordo di un viaggio in Vietnam” quest’anno addolcita con olivello spinoso. Ancora, una memorabile versione “alla Cedroni” degli ziti alla genovese, con kimchi di cipolla; le erbe bruciate con salsa di ricci di mare e umeboshi mostrano un’inaudita sensibilità verso il vegetale e la combo tra piccione con grattugiata di spine del rombo e ossobuco di tonno con demi-glace di piccione, una straordinaria capacità di concentrare sapori apparentemente contrastanti. Alla Madonnina del Pescatore, Moreno Cedroni e Mariella Organi conducono sempre l’ospite in un’avventurosa crociera gastronomica.