Ai primi del Novecento, era l’osteria adiacente l’omonimo mulino, dove i mugnai si fermavano per rifocillarsi. Divenne in seguito un punto di riferimento per i veneziani di terraferma, famoso per la sua pasta e fagioli. Fino a che, nel 2011, è stato rilevato da Andrea Lombardini e sua moglie Martina, che l’hanno trasformato in una trattoria contemporanea con tratti di preziosa bistronomie. Lombardini, un passato da direttore di filiale bancaria e un amore mai sopito per la cucina, ha infine seguito le orme paterne, maitre di vecchia scuola e allievo di Alfredo Beltrame del Toulà di Treviso. Dal padre ha ereditato il senso dell’accoglienza e la ricetta di una “steak tartare” da hotellerie d’altri tempi. Poi, ci ha messo del suo, concedendo alla tradizione il mantenimento in carta della pasta e fagioli che ha fatto la storia del locale. Autodidatta dei fornelli, ha progressivamente saputo arricchire la cucina tradizionale veneta di elementi alloctoni, creando mix di sapori sempre intriganti. Dall’uovo fritto con beurre blanc e zucchine alla scapece, alla ricciola marinata e laccata con olio al cipollotto e pomodoro verde; dai tortelli con sarde e seppia con bisque di cacao e mostarda al limone, all’anguilla grigliata sul Kamado con salsa di pesche, rafano e brodo dashi. I viaggi in Giappone e gli eventi a quattro mani con Errico Recanati de “Andreina” a Loreto l’hanno reso asador ancora più abile, soprattutto con le carni selvatiche e i volatili. Da non perdere lo spaghettone alla brace con salsa ai quattro pomodori, e il petto d’anatra alla brace glassato con salsa Hoisin.