Sono trascorsi dieci anni dalla sua nascita, e il suo successo non accenna a diminuire. Ciò accade perché Trippa, la più famosa e desiderata trattoria di Milano (le liste d’attesa sono la regola quotidiana) quando aprì le porte era il futuro, e oggi è il presente. Diego Rossi, veneto di nascita e giramondo di formazione, quando apre Trippa insieme a Pietro Caroli, pugliese ex bocconiano, ha le idee chiare. Fa tesoro degli insegnamenti presso i ristoranti stellati presso i quali s’è formato, tra cui St. Hubertus e Antiche Contrade, ma vuole fare la “sua” cucina. Immediata, conviviale e ancestrale. Così, coadiuvato da un’immagine forte -bandana da cuoco giapponese e grembiule marrone con logo- e da una personalità straripante, porta nei nudi tavoli della sua trattoria piatti classici e piatti dimenticati, fortemente orientati al Quinto Quarto. Il “suo” vitello tonnato col sifone, la trippa fritta, il midollo alla brace, la tartare di cavallo con erba cipollina, le lumache di Cherasco “al verde”. Progressivamente, la sua cucina sempre in movimento si arricchisce di piatti nuovi, e alcuni diventano classici. Tra questi, le tagliatelle al burro e parmigiano, con un tocco di golosità speciale che è il trademark della cucina di Rossi. Negli ultimi tempi lo chef veronese ha dimostrato di essere straordinario anche nell’uso del vegetale, sapientemente concentrato in ogni sua sfumatura. Molti hanno tentato di imitare Trippa, ma ancora nessuno è riuscito a eguagliarla. Perché Diego Rossi è un talento sopra alla media, oggi riconosciuto anche dai suoi colleghi più blasonati. La lista d’attesa sarà affollata ancora per molto.