Nella Milano sempre più vicina all’Europa, i fratelli Remo e Mario Capitaneo rappresentano un grande esempio dello spirito operoso e calvinista di cui storicamente si nutre la città. Di origine pugliese, sono stati allievi di Carlo Cracco e di Andrea Berton, sino a diventare i vice di Enrico Bartolini. Quando hanno messo le ali, si sono trasferiti nientemeno che in Piazza Duomo, con un format che rappresenta il loro e il nostro tempo. Un grande chef’s table, dove il cliente possa interagire ad un tempo con gli chef, il personale di sala, e il percorso stesso. Percorso che non prescinde dalle radici del Sud, con moltissimi inserimenti di ingredienti autoctoni, ma che viaggia a un’altra velocità sospesa tra grande gusto ed estetica accattivante. La Michelin ha compreso subito che i due hanno “un altro passo” e ha conferito quasi subito due stelle. Così, a un ritmo serrato che non consente tempi morti sfilano piatti buoni e belli da vedere. Aragosta con crema di mandorle e tarassaco, Animella di vitello, ricci di mare e bernese al caffè, Fusilloni con Comtè, whisky e caviale, capriolo, salsa di capperi ed erbe di mare. In tutti i piatti c’è grande nettezza di sapori e nessun accostamento troppo cervellotico, come si conviene a chi ha saputo interiorizzare e rendere proprio un percorso formativo senza punti deboli.