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La ristorazione in Europa durante il lockdown

 

di Barbara Guerra

Con il sistema della ristorazione piegato in due dall’emergenza Covid 19 che ha visto in crisi ancora più nera la Campania, regione nella quale era vietato anche l’asporto, abbiamo cercato di capire cosa stesse succedendo nel resto del Mondo. Lo abbiamo fatto attraverso delle dettagliate interviste in live su instagram. Luciano Pignataro ha sentito vari protagonisti dell’italian gastronomy tra Asia e Sud America passando da Mosca e da Città del Capo. Albert ha presentato ai nostri followers lo scenario di New York e di altre grandi città oltre oceano. Per me invece era fondamentale guardare più vicino, poco oltre le Alpi in un percorso tutto Europeo attraverso gli occhi di chef e pizzaioli presenti nelle guide on line di 50 Top Pizza e 50 Top Italy. Ed è proprio qui che si sono osservate le principali differenze perché è abbastanza naturale trovare politiche diverse di gestione della crisi nel comparto della ristorazione se paragoniamo Giappone e Italia, due nazioni oltre che tanto distanti geograficamente anche molto diverse sul piano socio economico e politico. Constatare invece la difformità all’interno dell’Europa è stato abbastanza spiazzante.

Partiamo dall’Austria, appena oltre le Alpi c’è un clima molto tranquillo, lo racconta Francesco Calò proprietario di Via Toledo Enopizzeria che lavora a gonfie vele con asporto e delivery.

Testimonianze poi ci sono giunte dalla Germania con lo chef Marcello Gallotti che nel suo ristorante Erasmus a Karlsruhe (fresco dall’aver ricevuto la stella verde della Michelin) e da Emanuele Cirillo della pizzeria Malafemmena a Berlino. Nonostante il lockdown continuano a lavorare con l’asporto, l’affetto dei clienti abituali non è mancato ma quello che gli dà maggiormente sicurezza è la certezza degli aiuti pubblici.

Stessa situazione in Svizzera l’ha raccontata Saverio Sbaragli del ristorante Tosca di Ginevra che ci ha anche fatto notare una differenza di regole per il contenimento del contagio. Sempre a Ginevra lo chef Massimiliano Sena del ristorante Il Lago – Hotel De Berges (Four Seasons) aggiunge solo preoccupazione sul fronte della ripresa turistica conscio che comunque l’appartenere ad una grande catena internazionale dell’ospitalità darà gli strumenti giusti per impostare un efficace protocollo di sicurezza per la riapertura.

Situazione stabile anche a Bruxelles, Stefano Napoli delle due pizzerie a marchio La Pizza è Bella ha testimoniato anche la generosità di tanti che stanno donando, attraverso loro, pizze sia ai bisognosi che al personale medico impegnato in questi giorni in prima linea.

Salendo verso il nord è stato interessante parlare con Christian F. Puglisi chef e imprenditore protagonista della scena gastronomica della città con i suoi locali tra cui Bæst, le sue preoccupazioni sono concentrare sull’impossibilità di tornare nel breve periodo al clima allegro e socievole del posto. Nicola Fanetti di Brace racconta di come sia riuscito ad attrarre nuovi clienti grazie ad un originale servizio d’asporto.

In Finlandia il pizzaiolo e consulente Luca Platania racconta di un paese sereno in cui però non sono stati previsti grandi aiuti alle imprese.

Nei Paesi Bassi, ed in particolare ad Amsterdam troviamo Vincenzo Onnembo della pizzeria nNea che ha approfittato della chiusura forzata per dare una spinta al progetto delle sue pizze surgelate che oggi vengono consegnate in buona parte dell’Olanda.

Creatività anche sul fronte Parigino dove lo chef Giovanni Passerini ha creato dei menù appositi per il delivery e l’asporto senza snaturare la sua proposta. E’ fiducioso che i francesi non cambieranno le loro abitudini per quel che riguarda i pasti fuori casa. Sempre a Parigi Gennaro Nasti della pizzeria Bijou ci parla delle grandi difficoltà iniziali a dover adattarsi e spinge adesso con un servizio di asporto molto ben rodato.

Francesco Mazzei dal suo Sartoria di Londra racconta delle tante iniziative di solidarietà che il suo gruppo pone in essere in questo periodo e immagina un ritorno al comfort food nell’immediato futuro.

Da tutti arriva una grande solidarietà ai colleghi italiani che navigano attualmente in acqua più incerte dal punto di vista del sostegno pubblico. Da parte nostra la volontà di nutrire, creando occasioni di dialogo, la grande rete degli italiani nel mondo impegnati nel food, veri ambasciatori del made in Italy, favorendo lo scambio continuo con il comparto in madre patria.

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