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La ristorazione italiana a New York ai Tempi del Covid-19

di Albert Sapere

Domenica 26 aprile e domanica 3 maggio abbiamo fatto un lungo giro virtuale intorno al mondo con i social di 50 Top Pizza e di 50 Top Italy. La prima settimana è toccata alla pizza, mentre la seconda ad alcuni dei più rappresentativi operatori della cucina italiana fuori dai nostri confini nazionali. Tre slot per domenica, che hanno seguito il sole, complice sicuramente la mia passione per New York, è toccato a me, raccogliere le testimonianze dei protagonisti italiani nella Grande Mela. Proviamo a fare il punto sulla ristorazione italiana a New York ai Tempi del Covid-19.

New York è la città nel mondo che sta pagando il prezzo il prezzo più caro in termini di vite umane. La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati, morti e ricoverati in tutti i paesi. New York City da sola conta ad oggi oltre 18.000 morti e, assieme alla Lombardia, rappresenta il principale focolaio del covid-19 nel mondo, dati aggiornati al 2 maggio 2020. Il Javits Center, che è il luogo delle grandi fiere della Città, è stato trasformato in un ospedale militare.

Per la giornata dedicata alla pizza, nell’utima sessione di interventi abbiamo ascoltato: Giulio Adriani di Neapolitan Express, Roberto Caporuscio di Kestè, Ciro Casella di San Matteo, Ciro Iovine di Song e Napule NYC, Rosario Procino e Pasquale Cozzolino di Ribalta.

Domenica 3 maggio invece abbiamo ascoltato: Fabrizio Facchini di Cotto, Massimo Sola di Match 65, Riccardo Orfino di Osteria 57, Raffaele Solinas di Maiella, Romolo Algeni di Paola’s, il distanziamento sociale pare funzionare a Manhattan, molto meno nel Bronx, nel Queens a Brooklyn e ad Harlem.

Delivery e asporto sono le uniche cose a cui si appigliare la ristorazione per portare avanti la propria attività, si parla di una imminente riapertura delle attività commerciali della ristorazione dal 15 maggio, ma sono solo indiscrezioni e soprattutto ancora non ci sono delle regole certe date dalle Autorità.

Il tema centrale per tutti gli interventi è stato quello del ricontrattare i prezzi dei fitti con i proprietari degli immobili, senza dubbio la Città più cara del mondo da questo punto di vista. L’altro tema che ha accumunato tutti gli interventi è la grande preoccupazione per la crisi sanitaria che colpisce la Grande Mela ed i grandi di solidarietà che caratterizzano la comunità italiana.

Neapolitan Express, Kestè, San Matteo e Ribalta sono impegnati tutti i giorni a consegnare gratuitamente pizze al personale medico e paramedico. Lo chef Fabrizio Facchini si è fatto promotore di Italians feed Americauna onlus per raccogliere cibo da ridistribuire, raccogliere fondi e promuovere iniziative per aiutare chi ne ha più bisogno. Non mancano anche le nuove opportunità imprenditoriali, colte da Riccardo Orfino e dalla sua Osteria 57 con il progetto fattincasanyc.

La considerazione dei ristoranti italiani all’estero, da parte della stampa specializzata del Bel Paese e dagli altri operatori del settore, spesso è quasi nulla. Ci sono due motivi che hanno spinto Barbara Guerra, Luciano Pignataro e me, a pensare alla parte a loro dedicata in 50 Top Italy. La prima è che la gran parte del Made in Italy dell’agroalimentare (la fetta più grande del mercato) poggia su di loro.

La seconda che superate le convinzioni arcaiche, che fuori dall’Italia non si possa trovare una cucina italiana autentica, abbiamo trovato cose veritiere, buonissime e orgogliosamente italiane. La giornata di oggi ne è stata la riprova. Grande vivacità dal punto di vista del business, anche in tempi di Pandemia, ma anche tanti gesti di solidarietà e umanità. W la cucina italiana nel mondo!

 

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