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L’agroalimentare di qualità per la tutela dei consumatori e dei dipendenti

di Laura Guerra

Farina, pasta, pomodoro, vino, ortaggi in barattolo, formaggio,  il sistema di distribuzione. Di questo è fatto il paniere degli alimenti essenziali e la filiera di vendita del cibo.

Cibo che con la pandemia del Coronavirus sta cambiando velocemente di senso e di significato riecheggiando memorie e racconti del dopoguerra.

Ma siamo del 2020 e la guerra la stiamo combattendo contro un nemico che non si vede ad occhio nudo e si propaga superando confini e frontiere, con le notizie, gli appelli e gli aggiornamenti che si diffondono in rete. La sintesi efficace di questo tempo la fa Antimo Caputo:

La farina e il wifi sono i beni necessari in questi giorni in cui siamo invitati e obbligati a stare a casa”.

E, continuare a produrre farina, diventa la prima linea della battaglia per approvvigionare i consumatori.  Come sempre, con le cautela e rigore, con i dipendenti che protetti da tute, mascherine, guanti, a lavoro in ambienti igienizzati e iper controllati, garantiscono farine prodotte in massima sicurezza.

Le abitudini del consumatore stanno cambiando velocemente e di conseguenza anche gli ordini che riceviamo – spiega l’amministratore delegato del Mulino di Napoliristoranti e pizzerie chiudono,  e quindi  diminuisce la necessità dei sacchi da 10 kg  mentre aumentano le richieste dei pacchi da 1 chilo e si sta posizionando molto bene il lievito di birra liofilizzato,  un prodotto che abbiamo lanciato da pochissimo e che è   indispensabile per  realizzare gli impasti delle ricette che si moltiplicano sui social visto che i social”.

Sullo scenario macro della filiera dell’agroalimentare la criticità sta nel fatto che gli altri paesi europei vogliono bloccare le merci italiane alle frontiere, per evitare questo serve “un massiccio intervento in comunicazione e di difesa del food italiano che è il più sicuro al mondo. Sul fronte strutturale le aziende soprattutto quelle piccole e medie che hanno bisogno di liquidità, devono essere aiutate sospendendo immediatamente tutti i tributi; fermarsi facendo andare in ferie tutti adesso in modo da essere pronti a produrre quando l’emergenza sarà finita, tutto sarà cambiato e noi dobbiamo farci trovare pronti, perché sono sicuro che agosto sarà il nostro Capodanno”.

Anche da Solania la produzione del pomodoro San Marzano dop, in questo periodo dell’anno dedita soprattutto alla commercializzazione, non si ferma.

I lavoratori in azienda – ribadisce Giuseppe Napoletanooperano a distanza di sicurezza, protetti da mascherine, camici e provvisti di igienizzanti; il commerciale è operativo da remoto con i dipendenti che lavorano da casa; ci sentiamo tutti coinvolti e ognuno vuole contribuire per superare questo momento; l’Italia ce la può fare soprattutto se il Governo dà una mano concreta con contributi alle aziende davvero in difficoltà scegliendole con criteri rigorose;  a livello centrale funziona una cabina di  regia ben organizzata  e tutti gli altri livelli si attengono alle disposizioni senza divisioni e confusione. L’estate, stagione per noi di raccolta del pomodoro ci deve trovare pronti per ripartire più forti di prima”.

Per Giuseppe Di Martino, amministratore delegato dell’omonimo pastificio e neo eletto presidente del Consorzio di Tutela Pasta di Gragnano, la priorità è difendere il Made in Italy; le sue giornate lavorative sono completamente rivoluzionate: “Non volo da 21 giorni, non mi succedeva da  30 anni.  Sono in una teleconferenza senza fine con i 4 angoli del mondo per rassicurarli che l’Italia non è sparita e che stiamo in piedi e che non li abbandoneremo. Motivo la mia meravigliosa squadra fatta di 670 persone dislocate in tre regioni, tra cui Lombardia (a 3 km dall’ex zona rossa) ed Emilia con comunicazioni dirette e attraverso livelli intermedi di comando che interpretano e governano perifericamente. Utilizzo gruppi whatsapp con imprenditori con cui siamo in rete per scambiarci decreti legge, procedure, opinioni, punti di vista, pacche sulla spalla virtuali. Cerco trasporti e materie prime ogni giorno con successo”.

Nel privato – racconta Di Martino – non ho rapporti sociali intensi con amici da 3 settimane , rarissimi anche i whatsapp e i miei post sui social. Torno a casa, vedo la famiglia, raccomando #stateacasa e penso a soluzioni per il giorno dopo. Non è semplice stare a casa per arginare il contagio e allo stesso tempo non fermare la produzione della pasta, alimento simbolo dell’Italia nel mondo ma ce la faremo”.

Sul fronte della distribuzione food and beverage, Giuseppe Perrella, presidente dell’omonimo gruppo, se da una parte considera necessario e giusto adeguarsi velocemente alle disposizioni per prevenire il contagio e tutelare la salute di tutti, dall’altra già ragiona sul futuro: “Cambierà tutto, dovremo rivedere il modello di  business e prendere coscienza una volta per tutte, che il mondo dei pubblici esercizi e di tutto ciò che ci gira intorno è  un comparto strategico del mondo produttivo italiano e che i migliaia di posti di lavoro che essi generano devono essere tutelati; le forme possono essere tante, si va dalla cassa integrazione per i dipendenti, alla sospensione dei contributi, i tributi fiscali, le tasse ad accordi ad hoc con istituti bancari per agevolare l’accesso al credito. Il coronavirus è un esempio di come possiamo essere messi in facilmente difficoltà. Lo stiamo dicendo ai nostri collaboratori e ai nostri clienti: -ci sono e ci saranno problemi ma possiamo superarli insieme sia moralmente che finanziariamente. Il valore prioritario della nostra azienda non è certamente nei prodotti, sicuramente molto importanti, ma nel rapporto umano che abbiamo con i nostri clienti”.

Il Consorzio Tutela Prosecco DOC non ha rilasciato alcuna dichiarazione relativa alla situazione derivante dalla diffusione del Coronavirus ma così risponde alle nostre domande: “Al netto della contrazione del mercato interno, determinato dalle limitazioni imposte ai locali pubblici e ad alcune peculiari difficoltà sul fronte logistico, il sistema produttivo, nella sua generalità, al momento, sta continuando a lavorare, ottemperando alle prescrizioni imposte dalle autorità e dal buonsenso. L’impatto che il coronavirus potrà avere sui produttori di Prosecco è, allo stato attuale, difficilmente ipotizzabile, molto, infatti, dipenderà dal protrarsi dell’attuale situazione o dall’aggravarsi della stessa e dall’eventuale introduzione di nuove limitazioni in Italia e negli altri paesi”.

La posizione di Latteria Sorrentina è ufficialmente affidata ad una newsletter in cui si legge:

Latteria Sorrentina prosegue a pieno regime la propria attività, in Italia e in tutto il mondo, confidando che questa situazione di allerta possa risolversi ovunque in breve tempo. Abbiamo adottato adeguate misure in termini di sicurezza e prevenzione per poter garantire lo stato di salute del personale interno, oltre che di fornitori e clienti, e ad oggi non risultano problemi di alcuna sorta.

I nostri uffici, i nostri partner e i nostri collaboratori stanno lavorando senza interruzioni per garantirvi un servizio efficiente e puntuale, come di consuetudine.

Confidando nel vostro sostegno, siamo ancora più stimolati ad impegnarci per supportare il nostro settore e il nostro Paese nell’affrontare un momento di difficoltà.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’azienda D’Amico, produttrice di vegetali e legumi in barattolo, che nel rispetto di tutte le disposizioni deliberate dalla Presidenza del Consiglio e adottando tutte le precauzioni e le tutele è operativa auspicando misure di sostegno economico per tutto il comparto food e in particolare per il canale Ho.Re.CA.

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