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Lo Stato deve compensare la ristorazione italiana. Cosa deve fare il governo?

di Luciano Pignataro

Non illudiamoci, come è avvenuto in tutte le crisi del passato, nulla tornerà come prima. Nessuno potrà riportare le lancette al 20 febbraio 2020, il giorno prima dell’inizio dell’emergenza. Del resto la bolla gastronomica era già ad un passo dall’implosione sia per il surplus crescente di offerta, sia per la piega che aveva preso un filone, per fortuna assolutamente minoritario, della nostra ristorazione: ossia quello dei locali finti, pensati per chi li apre e non per chi ci deve andare a mangiare. Per non parlare dell’overdose di improvvisazione che il settore aveva catalizzato soprattutto nella comunicazione.

La ripartenza non sarà facile perché, nel frattempo, prima che la situazione si normalizzi, ammesso e non concesso che possa ripartire dal 4 aprile, non ci saranno le stesse risorse e il pil del Paese sarà calato, secondo le stime più prudenziali, di almeno uno 0,5-1% per cento.

Inutile nascondercelo: Pasqua 2020 andrà archiviata come una delle peggiori da quanto l’Italia è unita. Ma di una cosa si può essere sicuri: la prima cosa di cui ha bisogno la gente per sopravvivere è il cibo e, nel frattempo, coloro che si saranno bene organizzati, le imprese che magari hanno già vissuto altri momenti difficili, saranno le prime a ripartire. Sia nella produzione che nella ristorazione.

La ristorazione è un capitolo importante, importantissimo, dell’azienda Italia. Non solo sul piano culturale, ma anche identitario ed economico. Ecco perché lo Stato non può fare a meno di sostenerla in un momento così difficile. Non fosse altro perché è proprio la ristorazione l’obiettivo principale dei controlli, delle esattorie, delle continue verifiche di asl, comuni, regioni, esattori e quant’altro, la nostra burocrazia è stata capace di inventarsi negli ultimi 20 anni di assenza di una vera guida politica strategica.

Un settore non può esistere solo quando viene spremuto e controllato e poi ignorato solo perché non riesce ad essere una vera lobby come altri comparti della nostra economia, a cominciare da quello delle auto, tanto per dirne una, che hanno usufruito di continui incentivi.

Negli ultimi giorni sul Luciano Pignataro Wine&Food Blog abbiamo dato volentieri spazio alle richieste di centinaia di ristoratori toscani che per primi si sono mossi individuando alcuni punti precisi. Hanno presto raccolto adesioni ovunque e nel momento in cui scriviamo sono diventati I Responsabili Italiani e sono diventati 4000. Riteniamo che le loro richieste, condivise da decine di migliaia di lettori sul sito, siano ragionevoli e debbano essere subito adottate per impedire che la situazione degeneri ancora di più sul piano economico per migliaia e miglia di piccole imprese che sono lo scheletro della nostra economia.

Eccole:

• Chiusura di tutte le attività h 24 al fine di tutelare la salute pubblica riducendo al minimo il contagio. Misura quanto mai necessaria per tornare al più presto alla normalità

• Cassa integrazione a deroga con 0 ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie

• Sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali

• Mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, con conseguenti aiuti ai proprietari degli immobili

•  Eliminazione degli oneri bancari

•  Moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituiti bancari

•  Abolizione delle sanzioni per tutto il 2020 dei versamenti tardivi

• Congelamento per i prossimi 6 mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021

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