Davide Oldani regna sulla piazza di San Pietro all’Olmo con lo “storico” (anno di fondazione 2003) D’O e il più recente Olmo, trasformando questo borgo di cintura milanese in un richiamo di ristorazione d’autore in costante evoluzione. Il metodo è naturalmente collaudato e i risultati sono sempre più convincenti tra omaggi al maestro Gualtiero Marchesi nelle amuse-bouche, classici che evolvono come la cipolla caramellata declinata in versione “crumble”, il risotto di cui Oldani è “profeta” con zucca mantovana, mostarda di mele cotogne, amaretti di Saronno e, per non farci mancare niente, una bella grattata di superba trifola. Il vertice della perfezione arriva con il trancio di ombrina cotta nelle alghe, crema di finocchio, olive taggiasche, pomodoro idroponico e insalata di cedro. Tante coccole, pani d’autore preparati nel “terzo fratello” di piazza della Chiesa ovvero il lab Next D’Oor, tempi di servizio perfetti per il turno di mezzogiorno, in un locale pervaso di design d’autore e contemporaneità. Quattro i percorsi degustazione (da 170 euro a salire), con la possibilità di estrapolare tre piatti a pranzo durante la settimana a 115 euro.