La nuova collocazione dei locali del ristorante, a bordo strada con accesso diretto, l’apertura a pranzo, una attenta politica dei prezzi: sono i tre fattori che completano la maturità gastronomica di Francesco Apreda. Nel menu ci sono tutti i ragionamenti moderni: dal pesce di recupero come lo sgombro e le tracine, al percorso freddo-caldo, al gioco di consistenze, al ruolo centrale della pasta usata (ad esempio le lumachine) con la familiarità di chi è cresciuto in una famiglia di cultura napoletana e la tecnica dello chef professionale. Non mancano grandi classici della cucina, come il pollo in doppio servizio, ma è nel rapporto con il mare che troviamo momenti davvero interessanti di pensiero e golosità. Anche l’uso delle spezie che hanno sempre caratterizzato Apreda è dosato come esaltatore di sapore e mai coprente. Sala gestita alla perfezione da Andrea Mikhail con un personale che ha un atteggiamento professionale ma non ingessato, decisamente appassionato. La cantina è ampia, interessante, giovanile con il filone dei naturali curata con precisione da Patrizio Pizzi.