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Dai Cerea il garbo fine dining è senza tempo

 

di Laura Guerra

Se è vero, ed è sicuramente così, che i luoghi, i paesi, i ristoranti hanno un’anima, l’anima di Da Vittorio è il frutto dell’equilibrio perfetto fra gesto puntuale, attento, curato e il sentirsi bene. Qui l’ospite è accolto seguendo regole precise e codificate eppure non è messo in soggezione, ma vive un’esperienza bella e rilassata. Merito della famiglia Cerea, 5 figli: Enrico detto Chicco, Roberto, Francesco, Rossella, Barbara, guidati da mamma Brunella, vedova di Vittorio, che mise le fondamenta ad un luogo che vive sulla linea sottile dell’essere posto di lavoro e casa.

Per il mood che sprigiona e avvolge la sua clientela, la famiglia Cerea ha vinto i premi Modello d’Ispirazione 2021 – Pastificio dei Campi Award e Ospitalità 2021 – D’Amico Award per 50 Top Italy, oltre ad occupare la posizione 14 della Classifica, categoria Ristoranti Oltre 120€.

E se Vittorio ha messo le fondamenta, “mamma Bruna e Rossella sono oggi fondamentali” dice Chicco Cerea, l’una espressione delle radici e l’altra ponte fra cucina e tavoli, custode e vestale della sala.

In questo momento più che mai, le persone hanno voglia e bisogno di stare bene – racconta – e noi più che mai dobbiamo essere consapevoli della nostra identità, di cosa l’ospite si aspetta e merita quando viene qui e dobbiamo onorare le sue attese”. Un mood che è modo di essere e di fare, perché il ristorante è il posto in cui lui e i suoi fratelli e sorelle sono cresciuti, hanno respirato il senso e la pratica dell’accoglienza, del sorriso, dei toni di voce cordiali, dei gesti che aprono le braccia prima ancora di servire l’acqua o porgere il menu.

La sala oggi è diretta da Rossella, che ha fatto tesoro delle lezioni paterne: “Non dire mai di no agli ospiti, sorridi sempre anche quando stai male perché se sei impegnato a far bene il lavoro, il dolore fisico o il malessere dei pensieri poi diventano più piccoli, non li senti più. E se all’inizio il sorriso è un esercizio necessario poi diventa naturale perché consapevole del fatto che stai regalando un’esperienza culinaria in casa tua”.

I piatti – la pasta al pomodoro mantecata al tavolo o la cotoletta “orecchia di elefante” – eseguiti alla perfezione sono fondamentali, certo, i riconoscimenti della critica anche, ma quel che fa di questo posto un luogo del cuore sono i clienti che, se la prima volta arrivano intimiditi, poi tornano; alcuni diventando habitué negli anni.

A riceverli con la gioia di chi conosce la fortuna di fare un lavoro che la rappresenta c’è Rossella che, oltre a guidare tutta la squadra di sala, ne cura arredi, fiori, dettagli e decorazioni.

Per ricevere il premio, si interrompe per un po’ dal progettare gli ambienti per il prossimo Natale, “quest’anno sarà da festeggiare senza l’enfasi dei colori accesi, dei rossi e degli ori, vestiremo gli ambienti dei diversi toni di verde su verde punteggiati di colori pastello”.

Come ogni anno sarà Natale, ma sarà una festa diversa, soprattutto qui, a Brusaporto, provincia di Bergamo.

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